Il "Lennino" recupera l'originale ricetta del territorio, fondendo il Sangiovese — selezionato ogni anno dai cru aziendali più performanti — con un 30% di Trebbiano e Malvasia. Nell'annata 2024 le uve bianche hanno macerato per due mesi, estraendo una sapidità e una texture capaci di spiazzare chi cerca la concentrazione. Ne scaturisce un vino chiarissimo che evoca la finezza di un Pinot Nero o di un Poulsard, unendo la gioia del "glou-glou" a una dignità storica immensa. Dalla vendemmia 2025 il progetto evolverà verso la co-fermentazione a chicco intero in semicarbonica per consolidare la sua natura di rosso di luce, vibrante e spensierato.
| Tipo (Vini): | Fermi |
| Colore: | Rosso |
| Denominazione: | Lennino Rosso Toscano IGT |
| Nazione: | Italia |
| Regione geografica: | Toscana |
| Annata: | 2025 |
| Formato (Vini): | Bottiglia (0,75L) |
| Mood bevitore: | Easy |
| Mood produttore: | Classico |
| Mood struttura: | Media Struttura |
| Mood beva (Vini): | Morbido E Rotondo |
| Tipologia (Vini): | Fermo |
| Vitigno Principale: | Sangiovese |
| Affinamento principale: | Legno |
Castellaccio
Quattro generazioni in bio tra Lamole e Lucolena: Chianti Classico d'altura, vigne tra i 500 e i 700 metri.
Davide Bottai rappresenta la quarta generazione della famiglia a produrre vino a Castellaccio. Con il suo arrivo, l'azienda ha ritrovato un'identità precisa: un Chianti Classico che nasce solo da altitudine, da vigneti posti tra i 500 e i 700 metri, tra Lamole e Lucolena, un mosaico che include non solo alcuni dei vigneti più alti della denominazione, ma addirittura il più alto di tutto il Chianti Classico. Queste quote portano una luce diversa, una ventilazione costante e un equilibrio naturale che orienta il progetto verso una sola direzione: Sangiovese puro, biologico, trasparente, lavorato per raccontare il territorio senza filtri. Il lavoro di Davide unisce tradizione familiare e visione contemporanea: fermentazioni spontanee, niente chiarifiche, interventi minimi, ossessione per la selezione delle uve e ricerca della più totale integrità del frutto. È un ritorno alla montagna del Chianti Classico, a una zona un tempo quasi dimenticata e oggi di nuovo protagonista.